Dal 4 al 6 maggio va in scena la 3# edizione del Teatro del Gusto. La fiera del Vino e del Cibo Naturale sceglie NAPOLI come palcoscenico.

Dal 4 al 6 maggio va in scena la 3# edizione del Teatro del Gusto. La fiera del Vino e del Cibo Naturale sceglie NAPOLI come palcoscenico.

Il teatro è rappresentazione, il gusto ci racconta il sapore di ciò che mangiamo e beviamo.

Teatro del Gusto è una fiera nazionale del vino naturale, ma anche un simposio sul tema del consumo consapevole e dell’enogastronomia di qualità.

Dove si incontrano vignaioli, cuochi, produttori, artigiani che orbitano nel mondo del gusto. Degustazioni, arte e libri, conoscenza e pratica, laboratori, workshop, interazione con i produttori di vino naturale e cibo artigianale, costruzione di reti per un mercato tutto nuovo e tutto nostro.

Perché se è vero che “il vino è cultura e, nelle forme più alte, arte”, Teatro del Gusto vuole rallentare un tempo che sembra non conoscere tregua, gettare le basi per una nuova comunicazione e narrazione del vino e del cibo.
E vuole anche essere l’espressione di persone che amano il proprio territorio, lo custodiscono e ambiscono a rafforzarne il legame. Con l’ambizione di costruire un racconto collettivo e una comunità che riesca a raccogliere i valori condivisi all’interno dell’agricoltura e della viticoltura artigiana.

Annamaria Punzo, ideatrice di Teatro del Gusto: «Sono un’isolana nata e cresciuta distante dall’accessibilità delle enoteche artigianali e delle scuole di formazione, che ha fatto di questo svantaggio, una risorsa. Ho girato per diverse fiere in Italia negli ultimi anni. Molto spesso mi sono sentita disorientata, sentendomi inesperta ma anche curiosa di saperne quanto più possibile.
Così dopo una prima formazione da autodidatta, sudata sui libri e poi qui e lì in campagna, approcciarmi al mondo delle fiere ha significato scontrarmi con la cruda realtà commerciale di questo settore».
«Disincantata e disillusa, non ho voluto accettare il binomio vino naturale – consumismo, cercando così una strategia alternativa per offrire ai produttori e agli appassionati consumatori, oltre che agli addetti ai lavori, un terreno fertile dove riparlarsi, rallentare e tornare a degustare il vino oltre la compulsiva necessità di vendere, assaggiare e passare oltre. Qui si resta».

Quello tra vino e cibo nel Teatro del Gusto è un matrimonio necessario. Perché si sostengono a vicenda e l’uno valorizza l’altro.
Bisogna però fare una distinzione riguardo quello che intendiamo come cibo artigianale.
Produrre cibo artigianale vuol dire «non utilizzare processi industriali (come ad esempio l’estrusione ad alta temperatura) ma solo lavorazioni che rispettino le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche di ogni singolo ingrediente». D’altronde (d’altro canto) il dibattito su cosa rende il cibo artigianale è arrivato anche Oltreoceano. E gli americani, più pragmatici di noi come popolo, hanno alla fine concluso che i prodotti che hanno quella dicitura, vera o falsa che sia, hanno tutti in comune una storia: portano con sé una storia da raccontare.

Come ha detto al Washington Post Americus Reed, professore di marketing della Wharton Business School della University of Pennsylvania, «se compri questo tipo di cose, questi prodotti artigianali, sei una persona più interessante. Quando qualcuno ti chiede “cos’è quello?”, tu puoi raccontare una storia». Ma in questa impostazione bisogna sempre tenere conto di quello che dice Peggy Clark, direttrice dell’Alliance for Artisan Enterprise: «Il mercato globale richiede questo elemento umano di autenticità», ma è necessario evitare il pericolo che parole come “autentico”, “artigianale”, “naturale” o “fatto a mano” diventino solo strumenti di marketing.

La terza edizione di Teatro del Gusto andrà in scena ai Quartieri Spagnoli, grazie all’incontro con i responsabili di Quostro e Francesco Frascione. La Corte di FOQUS, Fondazione Quartieri Spagnoli all’interno dell’ex-Istituto Montecalvario di Napoli, ospiterà 80 stand tra produttori di vino naturale e gastronomici. Parteciperanno giornalisti, divulgatori, cuochi, agronomi, artigiani, poeti, scrittori, musicisti.
A Napoli non potevamo che approdare nei Quartieri Spagnoli: popolo e nobiltà mescolati come su una buona tavola. Alle spalle del Plebiscito, nello stomaco della città, tra l’alto e il basso, a ridosso di via Toledo: qui senti il mare e senti la collina. Vicoli brulicanti e palazzi principeschi, terrazze da sogno e bassi nascosti: i Quartieri hanno dentro lo stesso cuore che pulsa nel petto di Teatro del Gusto.
Allestire il teatro nella corte della Fondazione Foqus è un altro segmento di riconoscimento: un’affinità elettiva, quella che lega il lavoro sociale sui minori di questa Fondazione (che occupa i locali di una vecchia scuola dalla pianta classica, con cortili e ringhiere) coniugato alla vocazione ambientale, alle buone pratiche ecologiche (dalla raccolta piovana agli orti urbani) e culinarie (Quostro), all’aggregazione culturale, all’ambizione di farsi corte di tutti, che è propria di Foqus e si specchia nelle nostre idee e nella nostra identità. Tutto questo ci sembra davvero naturale.

 

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